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Giochi d'azzardo

La vita è un esempio molto valido. Mi alzo di mattina e vado a prendere il treno. E' un gioco d'azzardo puro, perché a volte capita che quello mio, del 8:33 viene soppresso; per essere sincero non troppo spesso. Il ritardo è al ordine del giorno. A volte anche pochi minuti, ma io devo prendere un altro treno. Quelli pochi minuti a volte me lo fanno perdere. Capita anche che viene in orario. Dopo, arrivato in ufficio, temo l'umore del capo. Oggi avrà un atteggiamento ostile, oppure sarà tranquillo? Un puro l'azzardo è andare a chiedergli le ferie. A me servono perché la settimana prossima vorrei andare a fare una settimana bianca. Ho già prenotato tutto e comunicato un mese fa la mia intenzione; perciò non dovrebbero esserci dei problemi. E in effetti, fino ad oggi non mi sono mai state negate le vacanze, ma finché arriva un "Sì" finale, sudi. Il tizio fa tutto per farti pesare la vacanza, come se lasciassi l'ufficio in modo incosciente, senza tuo contributo, fregandosi dalla società. E io non ho coraggio di dirgli che lavoro soltanto per i soldi e che la Gloria non è il mio tipo.

Ultimamente è a rischio anche l'attesa per il capodanno. Te lo fanno arrivare in anticipo. Ti viene sempre più spesso la domanda: e di chi posso fidarmi in questa società moderna, tecnologica, su molti aspetti ogni giorno più ingiusta. Devi dimenticare, divertirti per non pensare alla cose pesanti. E così, qualche mese fa ho aperto un conto tramite casinò online in uno dei posti dove il gioco d'azzardo è quello che ti aspetti davvero. Metti i tuoi soldi e speri che quelli si moltiplicano, sapendo benissimo che possono anche sparire: almeno hai la certezza dell'incertezza. Provare per dimenticare, per divertirsi, per trovare un po' di adrenalina che tiri su i tuoi processi chimici interni. Anzi, se la tua immaginazione e forte ed il tuo pensiero sfacciato, puoi pensare che tu fai correre il rischio al casinò di perdere i soldi, magari tantissimi. Le bische online tremano quando vedono il tuo nome comparire nel sistema. Sei un giustiziere case da gioco online.

Ma questa operazione riporta non soltanto il brivido di gioco, ma anche altro tipo di tremito, l'altro azzardo ricorrente: la moglie. Gioco per rilassarmi, per riposare la testa di tutti quelli pensieri neri che mi avvolgono durante il giorno. Se vado al letto con loro, l'incubo prosegue e non riesco a dormire bene. Rimorsi per le azioni, o non azioni della giornata che sta finendo, preoccupazioni per come andrà la giornata di domani... Pertanto due giri alla roulette, qualche mano con video poker e blackjack e dopo tanti clic sul bottone delle slot machine. Così dopo, sdraiato nel letto, mi continuano a girare le ruote con la frutta, con gli dinosauri e vari simboli geometrici, e questi mi porta nella profondità del sonno in modo piacevole e veloce.

Così, quando tutti sono sotto le coperte, io mi ritiro nel mio stanzino, accendo il mio calcolatore elettronico mi logo in casinò online ed inizio a giocare. A volte fino a tardi, con il rischio di non svegliarmi in tempo domani mattina. Una notte mia dolce metà aveva mal di stomaco e si è alzata. Ha deciso di farmi una visita. Era molto silenziosa e non me ne sono nemmeno accorto quando è entrata. Sono girato con la schiena verso la porta e così chi entra vede subito cosa c'è su monitor. Lei non è stupida ed è partita subito la domanda: ma tu giochi nel casinò online?

Mentre sentivo la voce, un tremore passava per il mio corpo ed il mio cervello in pieno panico cercava una risposta valida. Sì, cara, ma questo e tutto gratis. Si gioca senza soldi, con denaro virtuale che ti regalano. E' soltanto per rilassarmi, per divertirmi un po' prima di andare a dormire. Altri dieci minuti di domande scomode, ma il primo impatto avevo assorbito bene e alla fine è andata tutta liscia. Siamo andati insieme nel nostro covo e non riuscivo ad addormentarmi perché pensavo al rischio che avevo appena corso. Ero piuttosto arrabbiato con me stesso perché avevo detto una bugia e non avevo attributi di affermare come stanno le cose. Guadagno bene e gioco poco. Mai perso più di una ventina di euro in un giorno. Il peggior mese mi a portato via circa 140 euro, un importo che mi posso permettere di perdere senza battere l'occhio: non ha alcuna influenza sul nostro bilancio domestico. E a volte anche vinco, sempre poco, ma vinco. E perché non ho coraggio a dire cosa sto facendo: ho tutto il diritto per dormire sogni tranquilli?

Per la paura della sua reazione. Riesco o sopportare tanto, specialmente per la pace in casa, ma a volte lei esagera e continua le sue elucubrazioni per giorni. Il mio limite di sopportazione e di sofferenza è alto e così lei si incoraggia a proseguire, finché a me non esplode. E quando esplodo io è gioco d'azzardo: non sai mai cosa succederà. Se la palina si fermerà sullo zero, oppure sul diciassette.

13:24 - Jan. 12, 2016 - commenti {0} - Invia un commento

Closer

Circa dieci anni fa ho visto un film, Closer. Ricordo che mi era piaciuto ma non saprei dire per quale motivo. Quello che, all'epoca, mi aveva lasciato il film era addirittura un dispiacere per una delle due coppie che si lasciano. Evidentemente, i venti anni sono anni del romanticismo e ingenuità. Ultimamente non guardo molto spesso i film, preferisco le serie tv. Ci sono di interessanti. Comunque sia, in una delle rare occasioni con il telecomando in mano e facendo un giro di canali, ho visto il promo del film. Mi sono subito chiesta di quale percezione avrei avuto dei personaggi e della storia dopo così tanti anni. Ho rivisto il film con molta attenzione. La prima volta ero molto coinvolta, ora, a tratti pure annoiata.


Tutta la trama ruota intorno a due coppie, Dan e Alice da una parte, Larry e Anna, dall'altra. L'inizio è gratificante per tutti i personaggi coinvolti che sembrano essere felici. Ad un certo punto, Dan lo scrittore, durante uno shooting per la copertina del suo primo libro si innamora della fotografa Anna. I due intraprendono una relazione segreta per un anno. Nel momento in cui decidono di confessare il loro tradimento ai partner, la situazione, inevitabilmente, si complica.


Alice va via di casa, Dan e Anna restano insieme per un po' di tempo e Larry non si rassegna alla perdita della moglie continuando a cercarla. Alla fine Anna tradisce Dan con Larry e lui decide di lasciarla. Larry è felice di riavere la moglie e consiglia a Dan di tornare da Alice, confessandogli di avere condiviso con lei la passione di una notte. Anche Dan e Alice tornano insieme fino a quando lui non la costringe a confessare di essere stato tradito. Lei confessa e in seguito gli comunica di volere interrompere la loro relazione. Rientra negli Stati Uniti, il suo paese di origine e nella scena finale lo spettatore viene a conoscenza che il suo nome vero è Jane, non Alice.


Il film è di quelli lenti, per cui dovete essere dell'umore giusto per vederlo. La scoperta interessante che ho visto questa volta nei personaggi è che nessuno di loro vive una relazione riuscita. Nei confronti di Alice, Dan ha un visibile senso di protezione. A sua volta, Alice vede lo scrittore come un uomo da idealizzare. Anna mi sembra un personaggio incostante e confuso su ciò che vuole in un rapporto e suo compagno, Larry, ossessionato da lei.


Insomma, lo scenario positivo di dieci anni fa circa, ora è diventato uno triste. La musica però è rimasta piacevole. Il film è stato girato in base alla omonima opera teatrale in cui però il finale risulta essere diverso, Alice muore e Larry e Anna si separano. In entrambi i casi, posso concludere dicendo che non è un film per i romantici e gli idealisti. Quelli di una volta, intendo.

11:50 - Jul. 9, 2015 - commenti {0} - Invia un commento

Vignettista Maurice Sinet processato con le accuse di antisemitismo

Il mese di gennaio del 2015 sarà a lungo ricordato per l'attacco terroristico alla redazione del settimanale satirico francese Charlie Hebdo. Ho avuto l'occasione di ascoltare e leggere differenti punti di vista e questo mi ha portato ad approfondire ulteriormente l'argomento. Si sa che al giorno di oggi, la rete fornisce qualsiasi informazione e tra tutte quelle che ho trovato vi riporto quella che ha suscitato maggiormente il mio interesse. Al centro della vicenda troviamo uno dei vignettisti del tanto chiacchierato giornale francese, ancora in vita in quanto licenziato. Nel 2009, il corrispondente inglese del Daily Telegraph in Francia, Henry Samuel, pubblica il seguente articolo.


Maurice Sinet (80), giornalista, disegnatore e autore satirico francese, conosciuto con il pseudonimo Siné, è stato accusato per "l'incitamento all'odio razziale" a causa della rubrica pubblicata lo scorso luglio all'interno del settimanale satirico Charlie Hebdo. Il testo ha suscito delle forti polemiche tra gli intelletuali francesi che hanno portato al licenziamento del noto vignettista. Nel testo, sotto il titolo "L'affaire Siné", il giornalista ha commentato il fidanzamento di Jean Sarkozy, il figlio del presidente, con la ventiduenne Jessica Sebaoun-Darty, l'ereditiera ebrea di una famosa catena di negozi dell'elettronica. Nel suo commento, in base ai rumors che vedono il figlio del presidente convertirsi all'ebraismo, Siné ha scritto: "Questo ragazzo farà tanta strada."


Un commentatore politico ha attaccato la rubrica per i pregiudizi riguardanti gli ebrei ed il successo sociale. Il redattore di Charlie Hebdo, Philippe Val, ha chiesto a Siné di porgere delle scuse. Siné ha rifiutato, aggiungendo anche che preferirebbe tagliarsi le palle. La decisione di Val di licenziare Siné è stata appoggiata dal gruppo di noti intellettuali francesi, compreso il filosofo Bernard-Henry Levy, ma la parte della sinistra liberale lo ha supportato con l'argomento riguardante il diritto alla libertà di parola. Settimana scorsa, Siné, che, non molto tempo fa ha fondato il suo settimanale chiamandolo " Siné Hebdo" ha fatto causa a Claude Askolovitch, il giornalista che lo ha per primo accusato dell'antisemitismo, considerando la sua dichiarazione una blasfemia.


"Sono rimasto molto colpito dal fatto di essere considerato un antisemita" ha dichiarato durante il processo aggiungendo che, se avesse incontrato il giornalista Askolovitch non gli avrebbe fatto causa ma gli avrebbe direttamente dato un pugno in testa. Nel secondo processo Siné è di nuovo sul banco degli imputati. E' stato citato in giudizio da Licra, un gruppo che lotta contro il razzismo e l'antisemitismo. La questione dell'antisemitismo, è già di per se una questione delicata, in una nazione nella quale viene ancora ricordato il caso di Alfred Dreyfus, un capitano ebreo il quale nel diciannovesimo secolo venne erroneamente accusato di spionaggio, è diventata ancora più delicata a causa della offensiva israeliana lungo la striscia di Gaza.


La Francia è stata colpita da una serie di episodi di antisemitismo, compreso l'attacco alla sinagoga con il cocktail-molotov. Il giovane signor Sarkozy, che ora è il leader del partito del padre, nel frattempo si è sposato. Ha smentito le voci secondo le quali avrebbe intenzione di convertirsi alla religione ebraica.


Qui vi segnalo http://ginone.blog.tiscali.it dove ho letto un interessante articolo sul tema legato all’attentato di Parigi. L’autore ci mostra quanto la libertà di parola e il diritto alla satira siano dei concetti molto relativi che dipendono dal punto di vista delle persone. Molto interessante è il confronto tra la visione dei vari gruppi etnici e culturali sullo stesso argomento.

23:37 - Jan. 24, 2015 - commenti {0} - Invia un commento

Guida terrestre per le nuove tecnologie (rigorosamente dedicata alle donne)

Che fatica! Non mi viene in mente un'altra introduzione. Ieri sera chiamo il mio amico Roberto che io affettuosamente chiamo Roberto Roma. La conversazione è stata a grandi linee questa:

 

Io: Non mi è molto chiaro il tuo commento su Facebook
Lui: Non c'è molto da capire.
Io: Ok.

 

Dopo abbiamo cambiato argomento e siamo finiti a parlare della spazzatura milanese e i giorni in cui va buttata. In realtà da milanese mi sono sentita in dovere di spiegare ad un romano appena traslocato a Milano come deve fare per non prendere le multe.


Lui: Io butto la spazzatura in incognito.
Io: Scusa, che vuol dire?
Lui: Non mi piace che i vicini mi vedano con gli scatoloni appena presi da Ikea.
Io (molto perplessa): Va bene, anche se un po' strano sei.
Lui: Sai che non va più di moda parlare al telefono?
Io: Ma davvero?
Lui: Ora si usa Whatsapp.
Io: A proposito di questo, devo scrivere un pezzo sulla tecnologia.
Lui: In che senso?
Io: Le donne e la tecnologia.
Lui: Non potete farcela. Due mondi che non funzionano.

 

Vedremo, gli rispondo io. Parto dall'inizio della storia così capite bene. Nel 2009 ho acquistato un telefonino Nokia fidandomi rigorosamente di due cari amici che sono anche ingegneri meccanici e amanti della tecnologia. Sono stata consigliata benissimo come sempre e non ho mai avuto problemi. Ora, che siamo nel 2014 ovviamente la batteria ha iniziato a dare segni di cedimento. Onestamente non mi dava neanche fastidio metterla in carica una volta al giorno. Il problema, se così vogliamo chiamarlo, nasce in un (apparentemente) insignificante mercoledì pomeriggio d'estate quando vengo invitata a mangiare la pizza a casa della mia migliore amica alla quale ho fatto anche da testimone di nozze. Quando arrivo, mi prende da parte la sua bambina e mi sussurra all'orecchio: "La mamma avrà il telefonino nuovo ma devi tenere il segreto, è una sorpresa!". Ovviamente non era un segreto ma io stavo al gioco. Prima di quel giorno avevamo lo stesso telefono perché in realtà non siamo per niente interessate al progresso tecnologico. Il fatto è che suo marito ha detto che non poteva più guardarla con quel telefono (pure incollato, come il mio tra l'altro), quindi le ha scelto il telefono insieme al suo testimone di nozze che è responsabile in un negozio di telefonia.

 

Ecco, quando ho visto lei modernizzata e io ultima dei non moderni nella cerchia dei nostri amici, ho provato INVIDIA, inspiegabile ma c'è stata! Come quando eravamo piccole e a lei hanno comprato la Skipper originale e la mia era un falso. Ovviamente non sapevo, è una cosa che ho scoperto di recente e sapete che vi dico? La mia, anche se non era la figlia vera di Barbie e Ken era più bella della sua!

 

Dopo la pizzata e con l'avvicinarsi del mio compleanno ho deciso che non sarei rimasta l'ultima degli "sfigati". Dopo anni in cui non usavo giocattoli, ho deciso che ne volevo uno! Io li chiamo così questi telefoni moderni, non riesco a trovare una definizione migliore. Dato che mi sono sempre affidata alla stessa persona per la tecnologia, ho chiesto aiuto; di solito ama fare ricerche ma questa volta è stato irremovibile "Nokia Lumia 630, niente Android". Ho provato a farmi dare delle spiegazioni per capire meglio ma non c'è stato niente da fare e così ho deciso di fare un sondaggio tutto al maschile su quale dei due sistemi operativi era migliore. Nel sondaggio, e davvero non saprei dirvi il perché, ho coinvolto anche l'unico uomo che conosco senza telefonino e che di mestiere costruisce case, ponti e ferrovie. A questo proposito mi viene in mente che il mio amico Roberto mi ha definita svampita. Ammetto che è stato un gesto audace e la sorpresa ancora più grande è stata "android", non entro nei particolari del sondaggio che ho condotto persino sulla spiaggia. Quando è troppo, è troppo!

 

Comunque, più opinioni sentivo e più mi sentivo confusa così ho applicato il metodo quello che dice "Se non va a destra, vai a sinistra", qualcosa del genere: mi sono messa nelle mani (metaforicamente parlando) di mio cugino. A prima lettura non sembra niente di strano tranne per un particolare, è un pittore ma per fortuna di quelli anomali, è un vero intenditore di macchine, computer, telefonini e soprattutto è il più grande ipocondriaco che io abbia mai incontrato, probabilmente anche voi sareste d'accordo con me se lo conosceste. Mi ha davvero semplificato la vita nel tempo in cui abbiamo bevuto un caffè. Ora vi scrivo quello che mi ha scritto lui su un post-it, una sorta di guida terrestre alla nuova tecnologia.

 

Se siete donne, volete comprare un buon telefono senza spendere cifre esorbitanti (come piace fare ai maschi) dovete fare le vostre ricerche seguendo questi criteri:

1. Anche se i marchi sono differenti più o meno sono tutti uguali
2. Android (è meglio di Windows)
3. Wi-fi
4. 1 GB RAM
5. Minimo 4 GB memoria interna
6. Processore da 1GHZ in su (al di sotto non se ne parla)
7. Nel pacchetto (che sia ricaricabile oppure abbonamento) si parte da 2GB al mese

 

E ora passiamo alle marche che inizialmente avevo sul foglio:
- SAMSUNG
- HUAWEI (Y 300)
- HTC (il migliore, coreano)
- NOKIA (esiste anche la versione Android)
- LG

 

Bene, dopo avere deciso di fidarmi ho fatto altri sondaggi per vedere come sarebbe stata la reazione. Da subito è stato bocciato HTC (che esteticamente era il mio preferito) e ho ottenuto un'altra lista, questa (rigorosamente in ordine di qualità):

- Iphone
- Samsung
- Nokia

 

Dato che considero l'Iphone allo stesso livello di un Rolex oppure di un paio di Hogan, cioè un semplice (e costoso) status symbol per gente complessata, ero molto indecisa tra il Samsung e il Nokia della mia amica. Le mie conclusioni alla fine sono state queste:

 

- Non voglio avere lo stesso "giocattolo" della mia amica del cuore. I tempi delle Barbie e Skipper sono finiti.
- Scegliamo un Samsung che abbia tutte le caratteristiche indicatemi da mio cugino.

 

Scelta finale, Samsung Galaxy s3 mini (4", non è poi tanto mini), GT-i8200 (la nuova versione uscita agli inizi dell'anno con il processore potenziato). Con queste idee chiare mi sono presentata in un negozio di telefonia e ho fatto il mio monologo su cosa volevo e su cosa assolutamente non volevo e come se non bastasse ho trovato in rete (e questa è una cosa che sanno in pochi) che esistono due versioni dello stesso telefono. Volete sapere cosa ha detto il capo reparto (uomo)? "Lei è davvero una donna atipica. Di solito le donne vengono qui prendono la scatola del telefono e vanno alla cassa ma lei si intende, anzi potrebbe fare il mio lavoro". Caro Roberto Roma, come vedi alla fine anche i due mondi apparentemente distanti si possono avvicinare e forse, persino funzionare.

13:24 - Sep. 19, 2014 - commenti {0} - Invia un commento

Di moda

Anche la moda femminile non è quella di un tempo. I cambiamenti non sono ancora drastici ma iniziano ad essere visibili. Oggi, quando le donne sono insoddisfatte reagiscono tramite i nuovi mezzi di comunicazione, vale a dire, i social network. A volte le loro reazioni sono così "forti" che qualche CEO (Chief Executive Officer) - di solito uomo - si sente chiamato in causa al punto di scusarsi pubblicamente. Proprio questo è accaduto non molto tempo fa con il nuovo catalogo firmato H&M in cui sono state pubblicate le foto per la nuova linea di abbigliamento size plus. La modella che veste la taglia 44 ha un aspetto molto diverso da una donna che nel quotidiano indossa la stessa taglia. Direi che ha un aspetto normale, come se indossasse una media. Allora in cosa consiste il problema vi domanderete?



Nel fatto che la 44 sia la normalità? Magari fosse così... E' ovvio che la maggior parte delle donne indossa propria quella taglia ed è altrettanto ovvio che non apprezzano essere considerate una size plus. Non è una questione solo di numeri ma anche di propaganda che ci viene imposta, ad esseri più precisi, il concetto dell'essere magre, presentandoci come il normale una 'size plus'! - hanno concluso le donne arrabbiate. In difesa della casa di moda svedese si è presentato il loro CEO dicendo che le misure possono avere diverse interpretazioni.



I polveroni mediatici non sono di certo una novità per l'azienda H&M. Nel 1993 poco prima di Natale, hanno presentato una campagna pubblicitaria per la biancheria intima. All'epoca la loro testimonial era la prorompente Anna Nicole Smith. I giganteschi cartelloni pubblicitari che la mostravano in un seducente completo nero di pizzo (portava almeno una 44) hanno rischiato di causare un collasso del traffico ma stando alle fotografie che vengono usate più di venti anni dopo, le curve della signorina Smith non rientrerebbero nel size plus odierno, perché pare che questa taglia si sia ristretta come un vestito di lana, erroneamente lavato in lavatrice con il lavaggio previsto per il cotone. Non per forza ogni casa di moda deve avere le taglie superiori alla 42 ma bisognerebbe prestare più attenzione a come definire le misure standard e quelle per le taglie forti. Come se le donne normali non hanno già abbastanza problemi nel trovare dei vestiti appropriati, dato che la maggior parte dei modelli sembrano destinati alle adolescenti anoressiche. Che poi, ecco il fatto strano, le adolescenti hanno senza alcun dubbio meno potere di acquisto rispetto alle loro sorelle maggiori, mamme, nonne o zie.



Nonostante le giustificazioni del CEO, le fotografie sono quelle che comunicano di più. Viviamo in una società di immagini le quali ci stanno convincendo che, se indossiamo una 44 oppure una 46, siamo semplicemente grasse. Negli ultimi venti anni il trend della magrezza imposto sia dall'industria della moda che in quella pubblicitaria ha fatto scomparire anche le ultime curve rimaste sulle passerelle. I numeri che parlano di disordini alimentari, sono allarmanti: si calcola che tra uno e due percento di donne nell'età compresa tra i 15 e 40 anni soffre di bulimia. Bisogna anche puntualizzare un altro fatto. Gli esperti hanno stabilito che la maggior parte di persone che in questo modo drastico cerca di dimagrire hanno in realtà un peso normale!



E non si tratta solo di questo. Le vittime di queste malattie sono sempre più giovani. Le ragazzine, ancora prima della pubertà diventano consapevoli di quali siano i canoni estetici che la società ci impone e che bisogna soddisfare per sentirsi belle. Non bisogna poi sorprendersi se il 12 percento circa degli adolescenti ha avuto problemi alimentari almeno una volta entro i 20 anni. Ovviamente è preoccupante che la loro autostima dipenda dalla quantità di grasso, cioè, dalla taglia che indossano. E' un fatto molto pericoloso di cui si parla in continuazione, non è necessario che una poveretta muoia di fame per fare prendere consapevolezza del problema al pubblico e frenare l'industria della moda. Vi ricordate di Ane Caroline Reston, la modella brasiliana alta 1,74 m per 40 chili di peso? E non era di certo l'unica. Dopo la sua morte avvenuta per anoressia nel 2005, l'Italia ha vietato la cosiddetta taglia zero e la presenza sulle passerelle delle ragazze con la massa corporea inferiore a 18 e - altrettanto importante - inferiore alla età di 16 anni. E' stata chiesta anche la presenza delle modelle che portano sia la taglia 42 che la 44. La stessa politica è stato adottata dalla Spagna che, in più, ha vietato la produzione degli abiti da donna inferiori alla taglia 36, in quanto una taglia da bambina. Non è stata fatta forse abbastanza pressione sulle case di moda per evitare di trovare sui loro cartelloni pubblicitari dei scheletri viventi? Evidentemente, la risposta è no.



E' vero, la discriminazione sull'estetica ci sarà sempre. Forse però la sommossa femminile di fronte a certe campagne porterà a qualche cambiamento. Quello che è accaduto con il catalogo di H&M mostra che le donne non sono soltanto delle passive consumatrici di tutto ciò che viene loro offerto. Non sono dunque delle vittime senza speranza. Le donne ritengono che per il denaro che spendono hanno diritto, non soltanto di richiedere dei prodotti adatti ma anche una pubblicità adeguata. L'industria della moda che detta le tendenze dovrebbe avere rispetto per i bisogni e le richieste della propria clientela. Ci può stare che non sono interessati ai valori quali il rispetto ma dovrebbero farlo per il valore al quale sicuramente tengono, il profitto. Se i CEO non capiscono che devono comportarsi in maniera educata verso coloro che li tengono finanziariamente in vita, allora non solo meritano la critica ma anche il boicottaggio, il quale è l'ultima cosa di cui hanno bisogno e i social network, grazie ai quali vengono anche organizzate delle sommosse politiche, possono senz'altro fare anche questo. Bisogna tenere presente che le case di moda sono qui per noi - non importa quale taglia indossiamo!

13:41 - Apr. 3, 2014 - commenti {0} - Invia un commento

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