Igiene ad altezza

Settimana scorsa sono tornato da un viaggio esotico di 2 settimane. La meta era Cina e Tibet. Arrivato all’aeroporto di Pechino la mia prima necessità era cambiare un po’ di valuta. Scopro che sono ladri come noi: la differenza tra la quota di acquisto e vendita, cosiddetto spread, è superiore al 10%, come risulta anche nei tutti gli uffici di cambio in Italia. Nei paesi onesti andiamo su uno, massimo due percento. L’altra scoperta è che là ci sono più Cinesi che a Milano,sono oltre un miliardo. La città è invece inquinatissima e tante persone portano le mascherine da chirurgo e sembrano dei terroristi che nascondono propria identità alle autorità. Taxi costa poco ed anche i ristoranti sono più che abbordabili, ma nei chioschi per le strade una lattina di birra costa 3 euro e ha metà dell’alcool che si trova da noi.

Non conosco i dati ufficiali, ma non dovrebbero avere dei problemi di disoccupazione. Forse non sono tra gli stati più produttivi del mondo, ma lavorano tutti. Accanto alle scale mobili della metro c’è sempre seduto un impiegato, nella sua bella divisa che controlla il funzionamento, oppure dorme. Per cambiare 5 metri di cordolo su una strada ci vogliono circa una ventina di persone. I lavori di precisione fanno gli uomini mentre le donne si occupano dei lavori pesanti, come per esempio portare manualmente i cordoli: ecco un paese dove l’emancipazione non è soltanto uno slogan.

Dopo qualche giorno trascorso in Cina, ho preso un treno notte per andare in Tibet. La cosa curiosa che ci vuole un visto per andare là; non è sufficiente avere il visto cinese che si deve avere per forza. E me l’anno controllato almeno 4 volte. Il treno viaggia 24 ore e sfiora la quota di 6000 m in altezza. All’interno delle cuccette ci sono dei tubicini per l’ossigeno. Per quelli che stanno male c’è una bombola dalla quale fuoriescono dei tubi che ti infilano nel naso. L’anno applicato ad un passeggero che si è sentito male; appena si è ripreso, ha accesso una sigaretta. Nelle carrozze sono disposti anche i lavandini. Peccato che nessuno gli usa per lavarsi. Se ho capito bene, l’usanze locali dicono che quando passi accanto devi sputare dentro, possibilmente in modo rumoroso, così che tutti sappiano che hai rispettato la tradizione.

Sono arrivato a Lhasa, si trova a 3700 m, con un mal di testa e un po’ di nausea – dicono che sia normale vista la bassa pressione d’aria e poco ossigeno. Dopo un paio di giorni stavo già bene ma il nemico numero uno erano le scale; fai un piano e ti sembra di aver scalato Mt. Everest. Anche il parlare porta via tante energie perciò si limita la comunicazione al minimo – devo portare là più spesso mia moglie. Il pezzo forte sono i bagni pubblici. Alcuni anno la turca, ma altri un semplice buco nel pavimento che continua con un buco più grande. E dentro c’è tutta la storia del popolo tibetano: puoi vedere cosa anno mangiato, bevuto come hanno digerito, se riesci a trattenerti abbastanza a lungo. In alcuni casi ci sono delle porte, ma nessuno pensa a chiuderle. In altri c’è un piccolo muretto tra due buchi e così, se si vuole, si può comunicare con il vicino mentre si espleta.

Ma Tibetani non mi sembrano molto socievoli; anziché comunicare, sono tutti accovacciati con un cellulare in mano, mandando messaggi a chi sa chi – in effetti, questa è la comunicazione. Nella zona del urinatoio mi sono trovato nelle situazioni molto stretta, spalla a spalla, per non dire coso a coso. In un momento mi è quasi venuto a chiedere il mio vicino se me lo può tenere per un momento per liberarmi le mani ed accendere un sigaretta. Anche in questo paese Asiatico quasi da per tutto è vietato fumare, ma la gente se ne infischia e nessuno dice niente.

Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria. Contrassegna il permalink.