Vignettista Maurice Sinet processato con le accuse di antisemitismo

 

Il mese di gennaio del 2015 sarà a lungo ricordato per l’attacco terroristico alla redazione del settimanale satirico francese Charlie Hebdo. Ho avuto l’occasione di ascoltare e leggere differenti punti di vista e questo mi ha portato ad approfondire ulteriormente l’argomento. Si sa che al giorno di oggi, la rete fornisce qualsiasi informazione e tra tutte quelle che ho trovato vi riporto quella che ha suscitato maggiormente il mio interesse. Al centro della vicenda troviamo uno dei vignettisti del tanto chiacchierato giornale francese, ancora in vita in quanto licenziato. Nel 2009, il corrispondente inglese del Daily Telegraph in Francia, Henry Samuel, pubblica il seguente articolo.

Maurice Sinet (80), giornalista, disegnatore e autore satirico francese, conosciuto con il pseudonimo Siné, è stato accusato per ‘l’incitamento all’odio razziale’ a causa della rubrica pubblicata lo scorso luglio all’interno del settimanale satirico Charlie Hebdo. Il testo ha suscito delle forti polemiche tra gli intelletuali francesi che hanno portato al licenziamento del noto vignettista. Nel testo, sotto il titolo ‘L’affaire Siné’, il giornalista ha commentato il fidanzamento di Jean Sarkozy, il figlio del presidente, con la ventiduenne Jessica Sebaoun-Darty, l’ereditiera ebrea di una famosa catena di negozi dell’elettronica. Nel suo commento, in base ai rumors che vedono il figlio del presidente convertirsi all’ebraismo, Siné ha scritto: ‘Questo ragazzo farà tanta strada.’

Un commentatore politico ha attaccato la rubrica per i pregiudizi riguardanti gli ebrei ed il successo sociale. Il redattore di Charlie Hebdo, Philippe Val, ha chiesto a Siné di porgere delle scuse. Siné ha rifiutato, aggiungendo anche che preferirebbe tagliarsi le palle. La decisione di Val di licenziare Siné è stata appoggiata dal gruppo di noti intellettuali francesi, compreso il filosofo Bernard-Henry Levy, ma la parte della sinistra liberale lo ha supportato con l’argomento riguardante il diritto alla libertà di parola. Settimana scorsa, Siné, che, non molto tempo fa ha fondato il suo settimanale chiamandolo ‘ Siné Hebdo’ ha fatto causa a Claude Askolovitch, il giornalista che lo ha per primo accusato dell’antisemitismo, considerando la sua dichiarazione una blasfemia.

‘Sono rimasto molto colpito dal fatto di essere considerato un antisemita’ ha dichiarato durante il processo aggiungendo che, se avesse incontrato il giornalista Askolovitch non gli avrebbe fatto causa ma gli avrebbe direttamente dato un pugno in testa. Nel secondo processo Siné è di nuovo sul banco degli imputati. E’ stato citato in giudizio da Licra, un gruppo che lotta contro il razzismo e l’antisemitismo. La questione dell’antisemitismo, è già di per se una questione delicata, in una nazione nella quale viene ancora ricordato il caso di Alfred Dreyfus, un capitano ebreo il quale nel diciannovesimo secolo venne erroneamente accusato di spionaggio, è diventata ancora più delicata a causa della offensiva israeliana lungo la striscia di Gaza.

La Francia è stata colpita da una serie di episodi di antisemitismo, compreso l’attacco alla sinagoga con il cocktail-molotov. Il giovane signor Sarkozy, che ora è il leader del partito del padre, nel frattempo si è sposato. Ha smentito le voci secondo le quali avrebbe intenzione di convertirsi alla religione ebraica.

Qui vi segnalo http://ginone.my-board.org/ dove ho letto un interessante articolo sul tema legato all’attentato di Parigi. L’autore ci mostra quanto la libertà di parola e il diritto alla satira siano dei concetti molto relativi che dipendono dal punto di vista delle persone. Molto interessante è il confronto tra la visione dei vari gruppi etnici e culturali sullo stesso argomento.

 

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