COVID-19

Il tema è quasi obbligato. L’ultimamente, da più di un mese, non si parla di altro. E’ un disastro e su questo non ci sono dei dubbi. Un disastro sanitario, ma ho paura che quello economico, e quello sociale, strettamente collegato, saranno ancora peggio. Guardo le immagini provenienti dalla Sicilia. Gente senza soldi, perché sembrerebbe che là molto vivono alla giornata, quando riescono a trovare qualche lavoro in nero (anche questo per me è una novità). Niente soldi, perché tutto è bloccato e nessuno ha bisogno di un servizio, significa niente spesa quel giorno. Ma ci sono i figli da sfamare. Vai tu a spiegarli che oggi non si mangia perché manca denaro per compare il cibo. Mi vengono le lacrime quando vedo la gente che cerca di assaltare i negozi alimentari per procurare alla famiglia un pasto. Cavolo, noi siamo un paese ricco, non ditemi che non sia così e ci sono delle persone che non hanno da mangiare. Spiegatemelo, perché io non riesco a capire. In effetti capisco, ma non è accettabile la spiegazione che posso fornire.

Grazie Albania
La notizia di oggi che mi ha commosso era legata all’aiuto che ci manda l’Albania. C’era il primo ministro albanese che ha fatto una dichiarazione molto bella e commovente, in un buon italiano. Ha detto che noi abbiamo dato una mano al popolo albanesi nei tempi per loro duri (caduta del regime comunista) e che loro non possono dimenticare quel aiuto e che cercano di restituirlo inviando 30 operatori sanitari ad aiutarci. Ha anche sottolineato che loro non sono un paese ricco ma che da soli non si esce da questa crisi e che loro con questo gesto vogliono esprimere la loro solidarietà. Anche qui mi sono quasi venute le lacrime; si vede che oggi sono molto suscettibile e mi emozioni facilmente.

Coronavirus COVID-19

Domani inizierà la terza settimana da quando lavoro da casa. Il mio lavoro si svolge facilmente dal fuori dell’ufficio, e forse ancora meglio perché non ci sono le distrazioni dovute ai colleghi che rompono le scatole. Per capirci, legittimamente, ma comunque mi distraggono in quanto il lavoro che faccio richiede una concentrazione piuttosto alta. Io a casa sto bene, perché risparmio tempo per il trasporto, ho le comodità che mi servono e comunque mi sento utile perché lavoro. L’appuntamento principale durante queste giornate, credo anche per una buona maggioranza degli Italiani, è quello alle 18 quando la protezione civile fornisce i dati aggiornato sull’andamento dell’epidemia. Le notizie a volte sono brutte, a volte meno brutte e a volte, per fortuna, accendono anche un po’ di speranza nel rallentamento di questo brutto contagio che infetta i nostri corpi, ma anche le nostre teste facendoci stare male psicologicamente. La paura per noi stessi, per nostri cari, per tutte le persone non soltanto del nostro paese, ma anche del mondo, che rischiano di non vedere un domani.

Molti cadono in depressione perché non riescono a vedere l’uscita da questa disgrazia di questo nostro mondo globalizzato. La disgrazia che non risparmia nessuno, né ricchi né poveri. Colpisce specialmente gli anziani, i nostri genitori ed i nostri nonni. Da noi c’è un numero sproposito dei morti. Si tirano fuori le varie ipotesi perché da noi il virus provoca così tante morti. Ci sono delle teorie piuttosto fantasiose, dal mio punto di vista, come per esempio l’inquinamento in Lombardia. Scusate, ma l’inquinamento è molto presente anche in Germania e loro hanno una percentuale della mortalità molto, ma molto minore rispetto a noi. Il problema è che da noi è tutto partito dagli ospedali. Nessuno controllava la presenza di COVID-19 in quanto, in corso era l’influenza normale. Quando si è scoperto che c’è la coronavirus, una marea di gente negli ospedali era già infetta e con loro tantissime persone dello staff sanitari. Questi ultimi, anche oggi, più di un mese dopo la partenza del calvario, non hanno i mezzi di protezione individuale base che dovrebbero avere per poter operare in sicurezza per loro stessi i per i loro pazienti. Visto che la gente anziana è quella che frequenta di più gli ospedali, questo per definizione, ecco la risposta perché da noi il virus è così spietato. La cosa simile si registra anche in Spagna. L’uscita di questa crisi sarà lunga e lascerà tante tracce per farsi ricordare a lungo.

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